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LA CUCINA D'ARMENIA
Viaggio nella cultura culinaria di un popolo
Sonya Orfalian - Direttore di collana: Allan Bay
Cucina
Collana: Il lettore goloso
Pagine: 272
Prezzo: € 18.60
In libreria
dal: 26 Febbraio 2009
Libro disponibile

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Si comincia chiedendo a una parente
«quanto» di una certa cosa va
in «quella» ricetta; si prosegue
cercando una serie di ingredienti,
confrontando versioni, ascoltando
consigli spesso divergenti.
E si finisce mettendo insieme
il tutto con anni di ricerche storiche
ed etnografiche e traduzioni di testi
rari e pressoché introvabili.
In questo modo Sonya Orfalian
ha intrapreso e concluso un’opera in cui sono custodite,
insieme alle oltre centotrenta
preparazioni, le radici
e le ramificazioni di una cultura
millenaria tanto più meritevole
di essere catalogata e raccontata
in quanto offesa, misconosciuta
e strappata dalla sua terra d’origine.
Ecco allora, chiamati per nome
e pronti per essere sperimentati
e gustati, gli ingredienti e i piatti
della tradizione, accompagnati
dalla ricostruzione della vita
quotidiana in terra d’Armenia
– luoghi, usi, proverbi, leggende
e ricorrenze religiose e civili,
in un repertorio in cui il piglio
rigoroso della studiosa si stempera
nei ricordi, richiamando luoghi
e figure di famigliari e amici,
mescolandosi al peso dolce e amaro
di un’eredità da onorare.
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"Considerando la posizione geografica dell’Armenia,
è facile comprendere come la sua cucina abbia
subito influssi sia da oriente che da occidente.
L’avvicendarsi delle dominazioni persiana e bizantina,
due culture di grande ricchezza, ha indubbiamente
impreziosito anche l’arte culinaria autoctona.
Grano e riso vi regnano sovrani.
Attraverseremo dunque la cucina armena in un viaggio
ideale tra profumi di aglio e di cipolla che soffriggono,
di carni arrostite, tra i rumori delle stoviglie.
Il mio pensiero va al suono del mortaio di casa
quando ancora l’uso del mixer non era diffusissimo
e mia madre doveva preparare delle pietanze speciali:
nessun altro strumento come il mortaio di legno
col suo pestello può schiacciare a dovere l’aglio
riducendolo in poltiglia. Da bambina era quello
il mio compito in cucina e mi piaceva tanto guardare
gli spicchi d’aglio che via via si frantumavano;
poi, dietro suggerimento di mia madre, aggiungevo
un po’ di sale, e ancora pestavo e schiacciavo,
schiacciavo e pestavo..."
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