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  LA MIA LOTTA (2)
Karl Ove Knausgard
Traduzione di Lisa Raspanti
Narrativa
Collana: Romanzi
Pagine: 592
Prezzo: € 22.00
In libreria da giovedì 15 settembre 2011
Libro  disponibile

   
 
 IL LIBRO  
Dalla morte alla vita. Dall’essere figlio all’essere padre. E questo il passaggio compiuto da Karl Ove Knausgàrd nel secondo episodio di La mia lotta. Lasciato alle spalle il triste ricordo paterno, Knausgard si apre alla gioia di una famiglia tutta sua, di una nuova vita in Svezia — in una cultura così vicina e tuttavia così lontana da quella norvegese —, accanto alla seconda moglie, Linda, e ai loro tre bambini. Cambia lo scenario, ma per Knausgard la lotta non è certo finita: per quanto desiderata e ricca d’amore, infatti, la vita di coppia rappresenta una dura sfida quotidiana, la continua ricerca di un equilibrio tra le proprie esigenze e quelle dell’altro, tra il bisogno di condividere e la difesa dei propri spazi e dei propri silenzi, l’urgenza di restare fedeli a se stessi.
Agli affanni dell’uomo si unisce il misto di slancio e frustrazione dello scrittore, che sperimenta ogni giorno il faticoso rapporto di odio-amore con la propria arte, nei confronti della quale si sente sempre dolorosamente inadeguato, ma da cui non riesce a staccarsi. E ancora una volta, accettando di abbandonarsi all’impetuoso fiume di parole di Knausgard, non si può non restare affascinati dalla potenza e dalla crudeltà di uno strumento quale è la scrittura, capace di andare al fondo dell’essere umano, mettendone coraggiosamente a nudo le più nobili ricchezze e le più misere meschinità.
 
 
 I GIUDIZI  
"Come fa una vita simile ad ogni altra a conquistarci come un romanzo? Credo sia lo sguardo e una prosa discreta... che illumina tutto dall'interno. Provare per credere."
Elle
"Fatevi conquistare da una vita norvegese. Una sterminata memoria dell'io che è diventatacaso letterario."
La Repubblica
"Combatte con i fantasmi il Proust dei ghiacci. Karl Ove Knausgard ha la stessa capacità di Proust di ipnotizzare il lettore, di indurre quasi uno stato di trance."
La Stampa
 
 
 UN BRANO  
"Ibsen aveva ragione. Tutto ciò che vedevo intorno a me lo confermava. Le relazioni esistevano per annientare il singolo, mettere in catene la libertà, bloccare ciò che voleva trovare espressione all’esterno. E quindi mia madre non si arrabbiava mai così tanto come quando discutevamo dell’accezione di libertà. Quando dicevo quello che pensavo, non faceva che sbuffare e dire che era un’americanata, un’idea senza contenuto, vuota e menzognera. E' per gli altri che esistiamo. Ma era questa l’idea che aveva dato forma alle vite sistematizzate che vivevamo adesso, dove era scomparsa del tutto l’imprevedibiità, e si poteva passare dall’asilo attraverso la scuola e l’università fino alla vita lavorativa come dentro un tunnel, convinti che le scelte fatte fossero state libere, mentre uno in realtà veniva setacciato come i granelli di sabbia sin dal primo giorno di scuola; qualcuno mandato a fare un lavoro pratico, qualcuno un lavoro teorico, qualcuno sulla vetta, qualcuno sul fondo, e il tutto mentre quello che ci veniva insegnato era che eravamo tutti uguali."  
 
  L'AUTORE  
Karl Ove Knausgard