|
 |
14 aprile 2008: una sconfitta elettorale
senza precedenti spazza via la sinistra
radicale dal Parlamento italiano.
Fausto Bertinotti, uno degli uomini
che ha scritto la storia italiana
degli ultimi decenni, sceglie a sua volta
di abbandonare l’attività di direzione
politica. In questa narrazione riemergono
i momenti salienti di un percorso
che da sempre è guidato dalla passione
politica, non solo un’autobiografia
ma il racconto di una vera e propria
educazione sentimentale e intellettuale.
Dopo l’infanzia a Milano, la guerra,
i ricordi di vita familiare, le prime letture,
un unico filo rosso unisce la carriera
del sindacalista tra gli anni Sessanta
e Ottanta a quella del leader spregiudicato
e innovativo dell’ultimo quindicennio,
sempre in bilico fra spinta ideale
e concretezza sociale, radicalità
e realismo. Ora è giunto il momento
di fermarsi a riflettere sul passato,
ma soprattutto sulle possibilità
di un ennesimo slancio in avanti:
non è possibile rimanere muti dinanzi
al virus della crisi, non è possibile
sottrarsi alle provocazioni delle nuove
destre in Europa, della globalizzazione
senza freni. La strada dell’utopia concreta
non si è conclusa.
|
|
|
"C’è sempre la necessità,
per chi vuole cambiare il mondo,
dell’attesa dell’evento, di ciò che cambia
la scena senza essere stato prevedibile.
Un’attesa che per essere autentica deve
essere partecipata, attiva: anche in politica
c’è il tempo della semina, ed è proprio
per questo che, come scrive Kavafis,
'devi augurarti che la strada sia lunga'."
|
|
|