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  IL CANCELLO
L'utopia genocida cambogiana
nel racconto di uno dei sopravvissuti
François Bizot
Traduzione di Mori O.
Varia
Pagine: 280
Prezzo: € 15.49
In libreria dal: 20 Aprile 2001
Libro  disponibile

   
 
 IL LIBRO  
Il cancello non divide solo l’ambasciata francese da un viale del centro di Phnom Penh: separa un prima da un dopo, evoca la frattura lacerante che ha attraversato la vita di Bizot – trentenne ricercatore francese trapiantato in Cambogia sulle tracce delle più antiche tradizioni buddiste – quando il caso lo ha precipitato in un vortice di eventi drammatici, cui semplicemente è sommo privilegio l’essere sopravvissuti. Arrestato dai khmer rossi nell’ottobre 1971, mentre la sanguinosa guerra civile comincia a divampare nel paese, Bizot passa tre mesi in catene, in balia di uno dei più orribili carnefici del xx secolo, responsabile della morte di 40.000 persone, ma che incredibilmente lo risparmierà, unico tra i prigionieri del campo. Quattro anni dopo, quando i khmer rossi conquistano la capitale, Bizot si trova a svolgere la funzione di interprete ufficiale fra il console francese e le autorità occupanti, destreggiandosi in un’ardua attività di mediazione in una Phnom Pehn sconvolta ed evacuata.
Lirico e crudo, Bizot non si sottrae a nessuna consapevolezza: scavando in se stesso, come nei personaggi che popolano il suo racconto, si sofferma su ogni dettaglio capace di illuminare l’essenza della natura umana e sulle sue aberrazioni. Come in una sorta di pellegrinaggio l’autore torna nei luoghi della memoria, per chiudere finalmente quel cancello rimasto semiaperto per decenni, lasciandosi definitivamente alle spalle i fantasmi dell’inquietudine e della sofferenza.
 
 
 I GIUDIZI  
"Completamente imbevuto di cultura cambogiana, Bizot padroneggia la lingua di questa terra; è come se avesse una seconda anima e quest’anima fosse khmer... Non esito ad annoverarlo nel ristretto elenco dei classici contemporanei."
dalla prefazione di John Le Carré

"Ci sono libri che hanno il potere di cambiare la vita dei lettori. Il cancello è uno di questi... Spiega molto meglio di un saggio l’essenza del totalitarismo. Una lettura vivamente raccomandata a chi ancora si illude che si possa fare la felicità dell’uomo suo malgrado."
Le Figaro

"L’onestà indispensabile, davanti a un libro come questo, consiste nel non archiviarlo in una delle nostre comode categorie mentali –chi ha avuto torto? chi aveva ragione? – ma piuttosto riconoscere nel suo contenuto un interrogativo fin troppo pertinente: di che cosa sono fatti i veri criminali... Ma Bizot pone un’altra questione altrettanto grave: il mostro e il suo braccio armato si distinguono nettamente da me, uomo dalla coscienza pulita?"
Le Monde

"Né semplice documento né romanzo, scritto in preda a «un’amarezza senza fine», Il cancello trascende il ruolo di pura testimonianza per imporsi come uno dei grandi libri dell’anno."
Le Bérry Républicain
 
 
 UN BRANO  
"Il battente sud del cancello è stato conservato in fondo al parco dell’ambasciata di Francia ricreato allo stesso indirizzo, come un piccolo altare innalzato alle divinità protettrici dei morti, di molti milioni di morti. Trattenendo il respiro si possono ancora udire i passi lenti degli esiliati che si avviano lungo il vecchio viale trascinando i bagagli. La ruggine che lo consuma non ha intaccato il suo splendore ai miei occhi; con il passare del tempo, anzi, esso ha acquisito un’inattesa bellezza. Come tutto ciò che è bello, compiuto, ciò che dura – ciò che davvero vale, in altri termini –, è diventato più semplice, e la sua grata si è fatta regolare come il tratto in un disegno di Matisse. Molte sono le cose che quest’oggetto può esprimere in un lampo, cose che riguardano le radici della vita, tanto che a volte fa venir voglia di piangere, di vivere e morire..."  
 
  L'AUTORE  
François Bizot